domenica 25 giugno 2023

Immaginare

Osservo

il gatto giocare con un serpentello
sull' uscio di casa

Intanto nella città brucia un supercondominio

Forse non ci sono connessioni fra questi 2 eventi lontani centinaia di chilometri
distanti anche nel tempo

O Forse sono io l' elemento comune
testimone di due epoche contemporanee e
apparentemente scollegate fra loro

Preda,
predatore,
fuoco,
asfalto.

Cosa ne sa il gatto
di un cantiere cittadino in fiamme?

Cosa ne sa il pompiere, della lotta far bestie di campagna?
Il serpentello e l' intossicato sono il comune
denominatore
rispetto
al mio punto di vista

Sono le vittime di un venerdi di Giugno,
anteprima estiva
Spettacolo alla mercé
di gatti
pompieri
cittadini ignari: mi giro e spariscono

Il gatto vomita, intollerante alla morte

Tramonta lentamente il sole dietro la collina
Immagino la nube di fumo tossico, ed ecco
è tutto
quello che ho potuto fare davanti alle 2 morti:

immaginare

Acqua di Luna

C' era una ragazza
o forse una donna
sicuramente una femmina
Fatta di pece liquida e nera
come il
disastro, il mistero,
come la parte più vera
dell'amore, quel nero appiccicoso
che scivolava via da tutti, un vero nomade

Era bella come ogni enigma, un buco nero
di più: la fica di Pandora, un vortice smisurato
un labirinto viscoso pieno di sangue
con al centro il suo minotauro.

Ho preso il toro fra le corna, la pece oscura si è dissolta lasciando solo il pallido livore di una luna sottile. 

All' improvviso avrei fatto tutto per quella ragazzina
oscura e lunare,
pece e latte,
Yin e Yang

Sarei stato:
lupo,
cacciatore,
bambina con delle ciambelle,
Sarei stato
mille e una notte,
Decameron,
tutte le storie dell' umanità
pur di accedere alla fonte del mistero
 

Un giorno la berrò,
attingerò dal suo pozzo la vita
ma quel giorno sarà un sogno
l' ultimo sogno,
sarà un ragno
che osserverà soddisfatto la tela nera di pece
ad avvolgere la luna
come il manto che abbraccia e scalda
il nulla. E allora il lupo lancerà
l' ululato del RAGNAROK, le prenderò la mano
e luna, pece, lupo e coyote,
senza più forme
solo luminose coscienze in calore,
si fonderanno
mentre il mondo crolla e scompare
nella furia dei loro orgasmi
sinceri, tremendi, violenti fradici,
come un fracasso di Valchirie
che annientano la vita
al suono di Wagner.

sabato 8 aprile 2023

Pullula, stella nera

 Pullulo

dal centro dello stomaco

dove ho condensato

millenni di evoluzione

in una stella nera

gigante

 il cui idrogeno è odio

è violenza

che faccio reagire alchemicamente

nuclearità è il desiderio

di relazione

il cui orizzonte degli eventi

è l'ennesimo rifiuto

 

A chi daremo, mio signore

tutta questa energia

 

la paura è il buco nero

che mi guarda dai tuoi occhi

terrorizzata dal vaporizzarsi

la paura è l'unica istanza

che si prepara ad amarmi

perchè sa che non può più penetrarmi

 

La paura è la mia unica compagna di vita

ma non è la mia

è la figlia, è la madre, è la donna

tormentata dal padre

 

La paura è libertà 

fossilizzata nell'ambra

di anime

ingannate

da promesse, perdute nel tempo,

gridate nella notte a un dio sognato

incapace di amare, nato morto e inesistente

padrone del peccato e della colpa 

vomito di inadeguatezza

inutile narciso evanescente

vera puttana, il tuo dio impaurito

trovalo, invisibile,

trafiggilo con il tuo

di pullulare

dal centro dello stomaco

e una volta esplosa la sua inesistenza

nascerà dalla spuma

la bellezza

della libertà

perchè

    dio

        paura

            colpa

                padrone

non avranno più uno stomaco

a cui aggrapparsi.

domenica 26 marzo 2023

La copertina perfetta

C'è questa copertina di un album di Bob Dylan

praticamente perfetta, in cui una donna

si appoggia al braccio di un uomo

per strada, fa freddo, ha nevicato ma oramai

tutto si sta sciogliendo

tranne 

le braccia della donna intorno al braccio 

di Bob Dylan

E io quando la guardo non so se vorrei essere più

Bob Dylan, la donna, o il braccio

di Bob Dylan

o quel furgoncino Wolkswagen che sullo sfondo

si gode la scena e coglie il momento esatto

in cui la donna, sorridente

si avvinghia all'uomo

 

Forse lo fa solo per il freddo

ma comunque l'effetto finale

è semplice ed emozionante

come la giacca leggera 

come la musica folk

come Robert Zimmerman

come la scena in cui senza preavviso

una donna per il freddo o forse per qualcosa 

che neanche lei ha ancora capito

camminando 

decide

di stringersi al braccio 

sinistro

(ma potrebbe andare bene anche il destro)

di Bob Dylan 

(ma potrebbe andare bene anche di qualcun altro) 

Fatto sta che a distanza di anni

ancora non ho capito perchè quell'abbraccio

(che poi non è esattamente un abbraccio, come lo chiamereste voi?)

a ruota libera

di una donna a un uomo, infreddoliti, 

sia così bello da guardare

(forse, alla fine, io sono solo l'occhio del fotografo,

invidioso del braccio

di Bob Dylan).



giovedì 16 marzo 2023

Due Calzini

 Non è vera

la storia dei calzini

scomparsi

A guardar bene

negli occhi

quello che credi

il sopravvissuto

dalla catastrofe del perdere

il compagno /

noterai l'illuminata

consapevolezza

del doppio risolto.


Non c'è sparizione

nell'abbandono

ma l'intensa esperienza

che l'altro

non è mai esistito.


E il proprietario

dei calzini

ha sempre avuto

un unico piede

l'altro giace feroce e solo

in te.

Presente

 Una poesia

così come

una foto,

un quadro,

l'ultimo film

del tuo regista preferito

e le canzoni

di Bill Callahan

non possono, anzi

non devono nulla

alla logica dei significati

 

Se vuoi,

scartale con pazienza 

come il migliore dei doni

eliminando strati

di carta da regalo,

involucri semantici,

scatole,

scatoline,

packaging,

scarta anche

l'opera: rompila

aprila, guarda dentro

elimina minuziosamente ogni strato

ogni velo

di significato

 

Ora fermo

 

Contempla

il presente

un vuoto istante

che riflette

su un vuoto niente

L'appartamento

 L'appartamento

che non era mio

mi ha visto nascere

crescere

ma mai essere 

la persona capace di affermare

"Questo è il mio appartamento!"

 

Abitavo, 

abito

e abiterò

decisioni altrui

senza scompormi

 

Non sarò mai abitante

nè avrò mai abitato

un appartamento mio

 

Dormo fra mura decise da altri

mi adatto

alle costruzioni

di chi non bada a spese

 

Custodisco l'anima 

di una abitazione

non mia

corpo disturbato

da un usurpatore

impossibile da sfrattare

colpevole

di non appartenere

Fiammiferi

 Scatole di fiammiferi

non ne possiedo

evidentemente basta una fiamma

alla volta

di un semplice accendino arancione

trasparente

che si consuma 

più a lungo, con calma.

L'accendino è la cosa

meno precaria

che io possieda

In tutto il resto

ogni cosa della mia vita

è una scatola di fiammiferi

accessi all'istante

in simultanea

dentro la stanza

piena di spifferi

in cui cresce

morendo

ogni fiamma

Pavimenti

 C'è questa briciola

a terra

non so da dove sia

caduta


c'è una foglia

sul pavimento

questa volta

so 

    da dove è

caduta


Non so cosa sia più estraneo

al pavimento del mio salone

se la briciola

la foglia

o la mia presenza


O forse è il pavimento

il vero estraneo

a me

       alla foglia

            e alla briciola.

La sigaretta

La sigaretta mi nausea

o forse è il tabacco

rollato

al suo interno.

Provo gusto solo nel vedere scomparire

l'illuminarsi della brace di erbe essiccate

pulsante come un cuore incandescente

Sprigiona fumo,

quel cuore,

poi lentamente si sbriciola

quel cuore / acceso e pulsante

semplicemente svanisce, si dissolve.


Come la favola

che ogni giorno al risveglio

ci raccontiamo /

il vivere si accende, 

brucia,

si fa cenere

e poi

semplicemente

svanisce in invisibili monadi

di polvere fredda

nell'attesa:

    di un'altra rollata

        di un fiammifero

            di una bocca

          in cui morire nuovamente

venerdì 3 marzo 2023

L'Unicorno

 Non dico di conoscerti

perchè è difficile

che io ti conosca

non so affatto

nulla di te,

non conosco, lo dico

il numero dei tuoi capelli

(seicentosessantamilioniottocentotrentadue

almeno fino alla notte in cui contandoli

mi addormentai)


Non conosco affatto

se hai degli occhi

nè se abbiano 

il colore

di chi guarda

curiosamente

ogni evento alle mie spalle


No, non conosco nulla di te

neanche se esisti

veramente

e infatti non possono esistere

le tue orecchie

sottili

piccole, forse morbide, da cui fai

pendere altri due occhi:

riflettono o forse

assorbono inesistenze.


Non so nulla delle cose che ami, che odi

mangiare

perchè mangia solo chi esiste

e tu, non conoscendoti io,

non esisti,

non ti nutri,

non fai sparire dalla tavola

- e infatti sono ancora lì nel piatto 

primi cremosi

carni succulente

dolci e cioccolata.


No, tutto questo

io non posso saperlo

perchè non ti conosco

Come non conosco

la musica che ascolti

perchè

le passioni 

di chi come te, non esiste,

sono al limite dell'esperienza

curiosa, di chi non esiste.


No, ribadiamo il concetto, se

fosse ancora poco chiaro

- tranne a me, sia messo agli atti -

che io

non ti conosco

altrimenti avrei già preso

la tua mano e saprei contare

le dita lunghe e sottili

-10 in tutto, credo- 

armonizzate da sangue di piccione


Ma la mia di mano,

invece,

vuota / si stringe per via

della strana consuetudine

oramai a tutti nota

di non conoscere

la persona

inesistente

di cui io non conosco 

neppure il nome,

o quelle 4

lettere sarebbero incise 

nella mia coscienza:

la prima, sinuosa a sussurrarmi

nei timpani la sua inesistenza

la terza, a ribadire il concetto di

bellezza bilanciata /

le altre due a evocare consonanze 

omofone, per lasciare

la bocca spalancata

come se

all'improvviso, la persona

- che assolutamente

NON ESISTE

esistesse.


E invece niente


l'inesistenza della persona

che non conosco

spunta lieta bussando

alle radici della mia memoria


come una risata fragorosa

e nella paura

del suo essere fuori luogo, 

apre l'abisso,

sgusciante via dall'oblio

per evocare

la realtà

della persona

mai esistitta

che / non esistendo

ha avuto il coraggio

   di esistere

    qui

        ed

            ora

giovedì 23 febbraio 2023

La Scena di Bristol

 Forse il mio
è un ritardo senza orario
e domani sarà
un giorno senza lunedì
un assoluto senza tempo
ossessionato
dal morbo del groove
tum tass tutum tum tass
nello spazio liquido
vortica una voce
carezza d'acqua nel deserto
impianto cocleare
per emozioni sorde
fascino
piano
forte
ottave ascendenti
vigilia ed epifania
che non ammette resurrezioni
piramidi in movimento
elettroniche squisite
demoni in risalita
danzano feroci l'idillio
dio mio dio mio
perchè mi hai ritrovato
lasciami immerso
nel saliscendi
purgatori di misericordie
affinità
sapienza di anime blu
aritmie volubili
amare attese
partorite dal nulla
tutto
quello
che avrei mai desiderato
è qui in un me senza bisogni
altrove
folle
di una danza
orgasmo di mille nuvole
vapore carta da tè
senso
senza
fine.

venerdì 13 aprile 2012

Polmone va, polmone viene

Non so se avete presente
un Darh Vader impazzito
attendere la morte o chissà cosa attendevi
in quel letto di non vita
polmone va
polmone viene
latravi,
pallida imitazione del mastino infernale
che ti stava inseguendo

I miei occhi vergini
di corpi in via di trapasso
fotografano
attimo per attimo
polmone che va
polmone che viene
mentre l'aria scarseggia così come la vita
in via d'estinzione

L'aria ha intelligenza
fugge via dai corpi moribondi
come un amante scoperto a tradire
come i passeggeri alla deriva
polmone che va
in prescrizione
polmone che viene
abbandonato al suo disfarsi

L'aria è furba, e immorale
si perde come vomito, esplode via ogni speranza di cura,
antitesi del vaso di pandora
lascia a marcire tutti i mali nelle membra
prossime alla fine
L'aria non resta a guardare,
non si porta via gli occhi, lastre di sali argentini
impressionati a vita
dalla bestia nuova che ha preso il posto
della bestia antica.

Non c'è amnesia che deterga la mia anima
dalla camera oscura
di un ospedale
Non c'è format c: atto a sopprimere
il dato certo
della morte che aggredisce
chi dalla non vita mi ha strappato
eiaculando nel ventre
di mia madre.

venerdì 10 febbraio 2012

L'amore è, in conclusione

L'amore non è,
fa

fa scordare i pentolini sul gas
e l'acqua evapora
e tu resti come un coglione
a fissare il te che non c'è

fa scordare le moka insofferenti
fa brillare di caffè sporco i fornelli

fa scordare gli amici
le partite
fa scordare la forma vuota
di fianco al letto

fa scordare i pranzi e le cene
le vittime e i carnefici
i centri commerciali
(che ci stanno sempre bene
in una critica sociale)
fa scordare chi sei
da dove vieni ma soprattutto
perchè

ti fa scordare
come una chitarra folk
in mano a un neocatecumenale
fa dimenticare te stesso
com'eri e come dovresti essere
fa scordare tuo padre
o forse quello non ancora
fa scordare tua madre
e quella è una benedizione

per tutto quello che fa
in conclusione
l'amore è semplicemente
un principio di Alzheimer.

venerdì 3 febbraio 2012

Risparmio sul gas

Mi piaceva cucinarti
non tecnicamente
cucinare te, la tua pelle
sentirla sfrigolare
in un filo d'olio

quello che intendo
è che mi piaceva cucinare
per il tuo stomaco loquace
per la tua bocca
per ingrandire le tue feci
per farti espellere altro
che non fosse me
dalla tua vita

quello che intendevo
è che con maestria davo sapore
alle nostre giornate
perchè mi piaceva cucinare
per te che volevi tutto al punto
giusto
cucinare per te
amatriciane violente
primi succubi di condimenti
sughi pronti mai
piuttosto
insalate con pinoli e feta
innumerevoli variazioni di classici
mi piaceva cucinare per te
pollo tandoori
succose carni
strappare la vita agli elementi
trarre gusto da quei frutti inconsapevoli
della terra
al forno
patate e carote
tagliare con maestria e lame affilate
sottili listelle di guanciale
guancia a guancia
mantecare l'amore
che mi piaceva cucinare

finchè il piatto da lavare non è rimasto solo
abbandonato fra gli avanzi
freddi
ché non ho più aperto il frigo
ché te ne sei andata
e per fortuna
ho imparato
a smettere
di cucinare

ora
ho il portafoglio pieno
di scrupoli, quali scontrini
non c'è più spesa da fare
non c'è più da cucinare
e soprattutto
risparmio sul gas